
Era la spettacolare esplosione di una supernova, la morte violenta di una stella con una massa 10 volte superiore a quella del Sole.
Il 4 Luglio dell'anno 1054, gli astronomi cinesi videro e registrarono negli "Annali della Dinastia Sung" la morte della stella, apparsa nel cielo sopra il corno inferiore della costellazione del Toro con una luminosità sei volte più forte di quella di Venere e simile a quella della luna piena.
I resti di quell'esplosione, furono chiamati in seguito la Nebulosa del Granchio, una gigantesca nube di gas e polveri distanti 7.000 anni luce dalla Terra.
La "stella ospite", così fu soprannominata dai cinesi, era così luminosa che tutti poterono osservarla anche di giorno per almeno un mese; in questo periodo, l'astro si illuminò con la luce di circa 400 milioni di soli e rimase visibile nel cielo serale per oltre un anno. In due resoconti separati, gli astronomi cinesi la descrissero come una stella con raggi puntati nelle quattro direzioni e di colore bianco-rossiccio.
Se si fosse trovata nelle vicinanze della Terra, entro circa una cinquantina di anni luce, gli studiosi ritengono che ogni forma di vita sul nostro pianeta non avrebbe potuto superare le conseguenze dell'esplosione. Così non fu, e nei nove secoli successivi furono registrati solo altri due eventi simili cataclismi nella nostra galassia: le supernovæ del 1572 e del 1604.
Fu quindi un evento eccezionale e, pare strano ma in Europa non fu notato o così sembra, considerato che nel nostro continente non è mai stata trovata nessuna registrazione dell'esplosione.
Dovrebbero averla osservata invece, gli indiani Navajo. Esistono infatti delle pitture rupestri, una nella White Mesa, l'altra nel Navajo Canyon, dove è raffigurata una stella brillante a 2 gradi di distanza dalla Luna crescente. Gli scienziati hanno calcolato che la mattina del 5 Luglio 1054, doveva essere proprio quella la posizione della supernova.
Per oltre 600 anni cadde nel dimenticatoio, fino all'invenzione del telescopio, con il quale finalmente fu possibile osservare i deboli oggetti celesti che l'occhio umano non poteva vedere.
Nel 1731, il fisico ed appassionato di astronomia John Bevis riuscì a scorgere i filamenti di gas e polveri che formano la nebulosa. Nel 1758, Charles Messier, mentre era a caccia di comete, constatò che il debole oggetto non aveva un apparente movimento .
La Nebulosa divenne quindi il primo oggetto del suo famoso Catalogue des nébuleuses et des amas d'étoiles, pubblicato per la prima volta nel 1774.
William Parsons, terzo Lord di Rosse, nel 1844 osservando la nebulosa dal suo riflettore di 90 cm a Birr Castle, ne tracciò un disegno, nel quale, a causa delle strutture a tentacoli simili alle zampe di un crostaceo, denominò l'oggetto Nebulosa del Granchio".
Nei decenni successivi al lavoro di Lord Rosse, gli astronomi hanno continuato a studiare il Granchio, per l'indubbio fascino che aveva questo strano oggetto. Nel 1939, l'astronomo John Duncan giunse alla conclusione che la nebulosa era in espansione e probabilmente aveva origine da una sorgente puntiforme 766 anni prima.
L'astronomo Walter Baade sondò con attenzione le profondità della nebulosa e nel 1942 rilevò la presenza di una stella al centro, che poteva avere una relazione con la sua origine.
Sei anni più tardi gli scienziati scoprirono che il Granchio emetteva radio-onde più potenti di qualsiasi altro oggetto celeste. Sempre Baade annunciò nel 1954 che il Granchio aveva un potente campo magnetico e nel 1963, il gruppo di studio guidato da Herbert Friedman, un pioniere dell'astronomia nei raggi X, con un razzo ad alta quota rilevò l'emissione di radiazioni X da parte della nebulosa.
Radio-onde, raggi X, intensi campi magnetici: gli scienziati sapevano che era una potente sorgente di radiazioni ma quale era la loro origine ? Una prima risposta arrivò nel 1968, con la scoperta che un oggetto al centro della nebulosa, la stella osservata da Baade, emetteva impulsi di onde radio 30 volte al secondo. Chiamata la Pulsar del Granchio, fu la prima pulsar ad essere scoperta oltre alla più intensa e veloce formatasi dall'esplosione di una supernova.
Fu naturale per gli studiosi chiedersi come poteva una stella ruotare così velocemente: la conclusione fu che poteva trattarsi solo di una stella di neutroni, come previsto dalle teorie sull'evoluzione stellare.
Questo tipo di oggetti sono infatti gli unici che possono ruotare a queste velocità senza disintegrarsi: estremamente compatti ed estremamente densi sono formati dalla materia di una stella collassata.
La pulsar si comporta come un immenso generatore cosmico, emettendo energia a sufficienza per irradiare nell'intero spettro elettromagnetico e permettendo alla stella di brillare con la potenza di 75.000 soli.
Fonte: STSci

30/05/96 by MF