Il Notiziario di
Sky & Telescope

Edizione italiana a cura di Mario Farina

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La rivista indispensabile di astronomia

La comunità astronomica mondiale partecipa alla tragedia dell'11 settembre

Due astrofili si dividono il premio Edgar Wilson Award

Il piccolo di Calliope

Un comitato contro il trasferimento del controllo della ricerca alla NASA

Le tracce del buco nero nella Via Lattea


Lunedi 17 settembre


La comunità astronomica mondiale
partecipa alla tragedia dell'11 settembre

L'area di Manhattan della devastazione ripresa dal satellite Ikonos il 15 settembre, quattro giorni dopo l'attacco terroristico che ha portato al collasso delle torri gemelle del World Trade Center e di diversi altri edifici vicini. Cortesia spaceimaging.com; visitate questo sito web per altre riprese di New York e del Pentagono. Cliccate sull'immagine per ingrandirla.

Sky & Telescope è stato sommerso da messaggi di solidarietà e partecipazione al dolore dei familiari delle persone scomparse nel pauroso attacco terrorista di martedi. Anche noi di S&T ci uniamo al cordoglio per la perdita di vittime innocenti ed esprimiamo la nostra gratitudine ai coraggiosi che si stanno dedicando ai soccorsi. Riportiamo alcuni dei messaggi che ci sono giunti.

Accettate la nostra più profonda partecipazione. Questa vicenda scioccante ha portato la tristezza nei nostri cuori.
Babak A. Tafreshi, Editore di Nojum, Rivista Iraniana di astronomia

Sono addolorato per la tragedia. Le nostre preghiere sono per il vostro paese.
Edgar Castro (Guatemala)

Sono sconvolto dalle notizie, questa è una tragedia per tutta l'umanità. Le mie più profonde condoglianze a tutto il popolo americano. Per i nostri figli dobbiamo costruire un futuro migliore senza terrore.
Zachos Georgios (Greece)

Qui in Francia ed in tutti i paesi europei, vi pensiamo intensamente in queste ore buie. A Parigi, ci sentiamo tutti americani.
Serge Brunier (France)

I nostri pensieri dovrebbero essere diretti alle famiglie ed alle persone care delle vittime. Gli Stati Uniti d'America ed il regno Unito hanno una parola in comune: unità, ed uniti saremo.
Andrew Lound, UK Regional Coordinator, The Planetary Society (England)

I pensieri di tutti noi della Manchester Astronomical Society vanno a tutti gil astronomi e cittadini americani. Durante il bombardamento di Manchester della II guerra mondiale il nostro motto fu Post Tenebras Lux: dopo il buio verrà la luce.
Kevin J. Kilburn, Secretary, Manchester Astronomical Society (England)

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Lunedi 10 settembre

A sinistra: I due astrofili che hanno scoperto la cometa Utsunomiya-Jones (C/2000 W1) riceveranno ciascuno un premio in denaro. Per realizzare questa immagine della cometa, il 30 novembre 2000, Ian Griffin ha riunito una serie di riprese. Cliccate sull'immagine per ingrandirla.

Due astrofili si dividono il premio Edgar Wilson Award

Non è come vincere al superenalotto ma due astrofili riceveranno comunque diverse migliaia di dollari grazie al generoso lascito di un uomo d'affari americano. Il neozelandee Albert Jones ed il giapponese Syogo Utsunomiya saranno infatti premiati con il terzo Edgar Wilson Award per la scopera di una cometa. Secondo lo Smithsonian Astrophysical Observatory, che amministra il premio attraverso il Central Bureau for Astronomical Telegrams (CBAT), Jones ed Utsunomiya hanno vinto per la scoperta di C/2000 W1.

Utsunomiya vide per primo la C/2000 W1 il 18 novembre dell'altro anno mentre era a caccia di comete con il suo binocolo 25x150. Altri osservatori non riuscirono a darne conferma a causa del rapido spostamento di quest'oggetto di magnitudine 8 sino a quando, una settimana dopo, Jones ignaro della scoperta la localizzò mentre osservava nei pressi della stella variabile T Apodis con il suo cercatore da 6 cm.

Per Jones si tratta della seconda cometa scoperta. Anche la prima venne scoperta accidentalmente nell'agosto 1964 mentre localizzava una variabile. All'età di 80 anni, Jones è divenuto il più anziano scopritore di comete.

"E' stato molto bello vincere questo premio" ha dichiarato a Sky & Telescope. "Dan Green del CBAT è stato colui che mi ha informato della scelta del premiato. Mi sono ritirato nel 1985 e dal governo ricevo una piccola pensione, il premio in denaro quindi mi sarà d'aiuto. Ho in mente di effettuare dei miglioramenti al mio rifrattore di 35 cm e forse sostituire il mio vecchio computer con uno più recente!".

Istituito nel 1998 in memoria di Edgar Wilson di Lexington, Kentucky, il premio è riservato solo a quegli astrofili che, in nell'anno, scoprono una o più comete utilizzando apparecchiature non professionali. Le scoperte possono essere visuali, fotografiche o per mezzo di apparecchiature elettroniche (CCD). Negli anni in cui non vengono effettuate delle scoperte, il SAO premia quegli appassionati che hanno dato il maggior contributo alla promozione degli studi sulle comete. Diverse persone e due team hanno vinto le edizioni precedenti, sei nel 1999 e tre nel 2000. A lungo appassionato di astronomia, Wilson morì nel 1976.

— Edwin L. Aguirre —

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Venerdi 7 settembre

A sinistra: L'asteroide 22 Calliope ed il suo compagno, ripresi il 29 agosto (Tempo Universale) da un team di astronomi con il telescopio Keck II (in alto) edil 2 settembre da un altro con il telescopio franco-canadese-hawaiano. Cortesia rispettivamente J.-L. Margot e W. Merline. Cliccate sull'immagine per ingrandirla.

Il piccolo di Calliope

Intorno all'asteroide 22 Calliope è stato scoperto un satellite di circa 35 km di diametro da due team di astronomi che lavoravano a poche centinaia di metri di distanza sulla sommità del Mauna Kea alle Hawaii. William J. Merline (Southwest Research Institute) e Francois Menard (Osservatorio di Grenoble) hanno avvistato il satellite per la prima volta nelle immagini infrarosse riprese la mattina del 2 settembre con il telescopio franco-canadese-hawaiano. In quella data, l'oggetto si trovava a circa mezzo secondo d'arco (circa 1.000 km) da Calliope ed era di 4,9 magnitudini (90 volte) più debole di Calliope stesso. Successive osservazioni effettuate il giorno seguente ne confermavano la natura.

Nel frattempo, un altro team era già arrivato alla stessa conclusione. Jean-Luc Margot e Michael E. Brown (Caltech) stavano seguendo l'asteroide dalla mattina del 29 agosto. Osservandolo anch'essi nell'infrarosso, Margot e Brown lavoravano con le ottiche adattive del telescopio Keck II. Entrambi i team hanno riportato la scoperta al Minor Planet Center dell'International Astronomical Union, che ha effettuato un unico annuncio sulla Circolare IAU 7703.

Con un diametro di 180 km, Calliope ha uno spettro di classe M che solitamente denota gli oggetti che hanno una composizione metallica (ferro-nickel), Il suo spettro mima però anche quello degli oggetti in cui domina il silicio, meteoriti povere di metalli denominate condriti enstatiti. Ugualmente interessante è il suo nuovo satellite, denominato ufficialmente "S/2001 (22) 1" che diventerà uno strumento importante per la scelta tra queste due possibilità. La determinazione della sua orbita svelerà la massa di Calliope e, di conseguenza, la sua densità. Per ora Margot dice "I nostri dati sono compatibili con un periodo tra 3 e 4 giorni," ma avverte che per il momento dsi tratta solo di supposizioni. Un'altra opportunità per conoscere Calliope arriverà in dicembre, quando un team guidato da Christopher Magri (Università del Maine) tenterà di rilevare gli eco radar provenienti dalla sua superficie con il radiotelescopio di Arecibo.

Il numero degli asteroidi doppi sta crescendo rapidamente, oggi ne sono noti 12 ed altri cinque sono sospettati di esserlo. Solo in quest'anno, gli osservatori hanno trovato tre sistemi doppi.

— J. Kelly Beatty —

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Giovedi 6 settembre

A sinistra: Osservatori nazionali come il Kitt Peak National Observatory qui illustrato continueranno a ricevere fondi dalla National Science Foundation. Cortesia NOAO/AURA/NSF. Cliccate sull'immagine per ingrandirla.

Un comitato contro il trasferimento del controllo della ricerca alla NASA

Un comitato di astronomi e scienziati hanno preparato un documento che si oppone al trasferimento dei fondi per l'astronomia dalla National Science Foundation (NSF) alla NASA voluto dall'amministrazione Bush. In un rapporto di 54 pagine, gli 11 membri hanno concluso che "spostare le attività astronomiche ed astrofisiche alla NASA avrebbe un effetto distruttivo sul lavoro scientifico"

"L'astronomia non è ridotta in briciole al punto che basta una passata di straccio per spazzare tutto e ricominciare da capo" ha dichiarato John Huchra (Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics), uno dei redattori del documento.

Dall'inizio di giugno, il COMRAA, Committee on the Organization and Management of Research in Astronomy and Astrophysics (Comitato per l'organizzazione e la gestione della ricerca astronomica ed astrofisica) si è incontrato tre volte per discutere la fattibilità del trasferimento della gestione dei fondi per l'astronomia dalla NSF alla NASA. Per tradizione, la NSF sceglieva quali ricerche da terra finanziare mentre la NASA si occupa di quelle nello spazio. Le sovrapposizioni tra le due agenzie e, negli ultimi anni, la sua efficienza hanno posto dei dubbi sull'efficacia di questo sistema.

Il rapporto del COMRAA suggerisce ad alta voce la necessità di creare un'agenzia di mediazione, denominata Astronomy and Astrophysics Planning Board, per migliorare la comunicazione ed integrare al meglio l'astronomia a terra e nello spazio. Raccomanda inoltre che il governo federale sviluppi una sola strategia che comprenda il supporto sia per le installazioni astronomiche terrestri che per quelle nello spazio.

"Se le agenzia lavorassero insieme, i benefici sarebbero molti", ha concluso Huchra.

— David Tytell —

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Mercoledi 5 settembre

A sinistra: Immagine ai raggi X dei 10 anni luce più centrali della Via Lattea, ripresa dal Chandra X-ray Observatory. Sagittarius A* è la più luminosa (a sinistra) delle tre sorgenti vicine al centro. Le sue rapide variazioni ne hanno confermato le piccole dimensioni. Cortesia Chandra X-ray Center/NASA/MIT/PSU.

Le tracce del buco nero nella Via Lattea

Tutte le galassie, Via Lattea compresa, hanno un rigonfiamento centrale che si pensa contenga al suo interno dei buchi neri. Infatti, anche nel centro esatto della nostra galassia si trova una massa molto scura del peso di almeno 2,6 milioni di masse solari, che rivela la sua presenza per via degli effetti gravitazionali sulle stelle circostanti. La spiegazione più ovvia è che si tratti di un buco nero supermassivo.

Non si tratta però dell'unica spiegazione possibile, alcuni astronomi hanno considerato cos'altro ci sia che possa spiegare il fenomeno osservato. Potrebbe trattarsi di una densa nube di stelle scure o forse di un ammasso di neutrini o di qualche altro tipo più esotico di materia oscura.

Un dilemma che ha portato a queste speculazioni teoriche è la curiosa oscurità e silenziosità dell'oggetto rispetto al fragore delle forti emissioni di energia che solitamente circondano il buco nero centrale di molte galassie. La posizione dell'oggetto è segnata solamente dalla debole sorgente radio Sagittarius A* ("stella-A") e dalla flebile luminosità X scoperta nel 1999 dal Chandra X-Ray Observatory. Se si trattasse di un buco nero, consumerebbe una quantità di energia sorprendentemente bassa considerando l'abbondanza di materia che si trova nel centro galattico, o forse ingoierebbe materia in maniera così efficiente che difficilmente un rigurgito di energia potrebbe evitare di scomparire nel buco nero.

Ora, tutte queste teorie alternative "possono essere gettate dalla finestra", hanno annunciato Frederick Baganoff (MIT) e 10 colleaghi sul numero odierno di Nature. Si tratta di un buco nero a tutti gli effetti.

La prova è stato scoperta in una nuova osservazione eseguita dal Chandra. Il satellite supersensibile rilevato che i raggi X provenienti da Sagittarius A* variano drasticamente in soli 10 minuti. In un tempo così breve, la luce (e la radiazione X) difficilmente coprono una distanza superiore a 150 milioni di chilometri, la stessa che separa la Terra dal Sole (1 unità astronomica). Quindi la sorgente non può essere molto più grande di questa distanza. Secondo la relatività generale, niente che sia inferiore a 2,6 milioni di masse solari può collassare rapidamente in un buco nero.

— Alan MacRobert —

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